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Francesco è nato piccolo come una formica molto piccola, la più piccola di un gruppo di formiche.

Quando dopo una corsa aprii una porta bianca dell'ospedale di Lecce per contemplarlo la prima volta, stava sopra il palmo della mano del padre con la testa girata da un lato, troppo pesante per le spalle sottili come un’ostia.

La sorellina se ne andò volando lieve dopo un giorno – sua madre vide una luce che la prendeva- lui restò a guerreggiare con l’aria, inspirando con calma.

Vecchietto cieco, tornò a casa sua e continuò a crescere, con fatica. Consultammo qualche mese dopo i dizionari, le enciclopedie, i siti internet e gli specialisti. Piccoli ritardi nello sviluppo, prevedibili in certi prematuri.

Qualche anno dopo, la corsa alle terapie. Francesco non parlava. Emise suoni incomprensibili per molto, troppo tempo.

Sbatteva i pugnetti innervosito perché non otteneva da se stesso quei ponti per disegnare palline colorate, stelle e posarle sulla mano della madre.

Chiedeva al padre in silenzio di aiutarlo. Certi giorni era distratto come se fosse chiuso in una stanzetta bianca senza finestre, ma già accendeva e usava svelto il computer.

Il suo sorriso non aveva bisogno di incoraggiamenti. Soprattutto se la cugina, la fatina irlandese, due anni di differenza, gli scandiva parole per insegnargliele, maestrina leziosa.

Poi, iniziò la sua università faticosa, verso i cinque anni. I terapisti indovinati. Gli esercizi mirati dei genitori. I baci di Alice quando progrediva. Lui non perse mai una lezione, mai si impigriva, cercava il risultato, si impegnava dando la manina alla mamma per uscire, per tornare, socchiudendo stretti gli occhi neri enormi. Cominciò col descrivere cosa aveva mangiato. Quel rombo di suoni si sforbiciò e diventò una cornucopia lesta di parole che si abbracciavano alle cose.

Francesco si è incuneato nel tempo degli altri e le lettere e i numeri per lui sono pattini. A scuola va bene. A volte aiuta il compagno di banco.

Fra le altre cose, è molto grazioso, tenero, e molto esperto in abbracci.